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In apertura della tavola rotonda successiva al forum,
il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara, ha detto che “Bisogna
costruire una città globale, che riesca a sviluppare relazioni tra etnie
e culture diverse''. ''Le città sono tradizionalmente luoghi di scambio,
incontro e differenziazione sociale. Molto spesso sono però diventate
realtà dove le persone non comunicano, caratterizzandosi come semplici
agglomerati di individui'', ha continuato Fara, sostenendo che gli
stranieri vivono una situazione di conflittualità, non avendo troncato i
legami con lo stato di origine e sentendosi estranei alla nuova
situazione. ''Molti non si sentono né cittadini né stranieri e la loro
presenza suscita intolleranza'', ha spiegato il presidente dell'Eurispes,
aggiungendo che ''spetta a noi offrire la dovuta ospitalità''. Fara ha
poi ricordato che l'Italia si è trasformata da Paese di transito verso
altre aree del mondo (Nord Europa, America) in Paese di accoglienza,
dove gli immigrati tendono a restare, tanto che sono arrivati ad essere
oltre 3 milioni (di cui circa 800 mila irregolari), ormai vicini a
rappresentare il 5 per cento dell'intera popolazione italiana. ''Per
anni si è sottovalutato il problema dell'immigrazione, ora dobbiamo far
capire che non è solo un peso ma anche una grande risorsa. Gli stranieri
contribuiscono infatti alla formazione del Pil, consumano beni e sono
portatori di valori e tradizioni che arricchiscono il panorama
culturale'', ha ricordato il presidente dell'Eurispes.
Condivide questa visione il Sottosegretario al Ministero dell'Interno
Marcella Lucidi, che ha parlato della necessità di ''sfuggire alla
sindrome dell'assedio''. Secondo Lucidi non bisogna assolutamente
abbassare la guardia nei confronti dell'immigrazione clandestina, ma è
indispensabile adottare strategie di integrazione più coraggiose. ''La
grande sfida è scongiurare uno scontro tra civiltà, combattere la radicalizzazione, immaginare insomma un incontro tra culture diverse e
un equilibrio tra la difesa delle identità e l'integrazione'', ha
affermato il sottosegretario. ''L'intolleranza è frutto di una
modernizzazione selvaggia - ha continuato Lucidi - per questo dobbiamo
civilizzare la globalizzazione''. Per Lucidi si deve agire su due
fronti: ''Dal lato dell'integrazione è già allo studio una nuova legge
sulla cittadinanza. Per quanto riguarda invece la politica
dell'immigrazione bisogna rendere conveniente per lo straniero entrare e
restare in Italia regolarmente. E' anche indispensabile creare
circolarità attraverso politiche di sviluppo nei paesi di origine e fare
quindi in modo che lo straniero in futuro possa ritornarvi''. Il
Direttore generale dell'Unimed Franco Rizzi ha spiegato che ''bisogna
gestire e non tentare di fermare il processo di globalizzazione e il
collegato fenomeno migratorio''.
Secondo Rizzi, l'errore dell'Europa è stato finora quello di concepire
gli interventi sull'immigrazione solo come politiche di sicurezza.
Tesi condivisa da Mohamed Nadir Aziza, Direttore Generale
dell'Osservatorio del Mediterraneo della Farnesina, secondo cui si deve
attuare una ''logica della conciliazione'' e uscire dalla ''logica del
conflitto''. ''E' anche importante il metodo con cui viene attuata
l'integrazione e in questo senso impariamo dunque come far convivere le
diversità''.
La Presidente della “Federazione degli Ucraini in Italia” onlus ha così
chiuso la Tavola rotonda:
“Mi chiamo Oleksandra Lukan, Presidente della Federazione degli Ucraini
in Italia e caporedattrice del giornale FORUM in lingua ucraina, russa
ed italiana. Vengo da Lviv, la città che voi chiamate Leopoli. Sono
ovviamente ucraina. Voglio ringraziare gli organizzatori di questo
“forum” internazionale per avermi invitato e quindi dato l’occasione di
parlare della mia gente, di tutti gli ucraini che sono venuti in Italia
per cercare lavoro. Innanzitutto vorrei darvi alcune cifre che, forse,
non sono a vostra conoscenza. Dal mio Paese sono emigrate in tutto il
mondo ma, specialmente in Europa, più di sette milioni e mezzo di donne.
In Italia, dai dati che abbiamo potuto acquisire da 20 sedi italiane e
18 sedi ucraine del SILSE - Sindacato Indipendente Lavoratori Stranieri
in Europa, da dati pervenutici dalla Western Union, la più grande
società di money transfer, da dati che ci vengono dalle Chiese ucraine
cattoliche in tutta Italia, dalle migliaia di lettere che arrivano alla
redazione di FORUM, da una più attenta lettura di dati troppo spesso
poco indicativi forniti da Enti che, purtroppo, non approfondiscono
adeguatamente notizie che, invece, dovrebbero essere trattate da
personale che abbia esperienza sul campo; da tutti questi dati sappiamo
che in Italia vivono e lavorano più di un milione di ucraini, per l’80%
donne e, purtroppo, per il 70% senza regolare permesso di soggiorno,
Questo, ovviamente, non perché non vogliano mettersi in regola con le
leggi, bensì perché i datori di lavoro non hanno voluto regolarizzare
lavoratrici che,altrimenti, dovrebbero pagare molto di più. Veramente
non riusciamo a comprendere come proprio voi italiani, che fino a non
moltissimi anni fa siete andati a cercare lavoro in tutto il mondo, non
comprendiate più la situazione ed i problemi di chi, come i vostri
nonni, è stato costretto a lasciare il proprio Paese ed i propri cari
per andare a cercare lavoro molto lontano dal proprio mondo.
Proprio di questo state discutendo e proprio su questi argomenti vorrei
portare il mio contributo. Vorrei chiedervi di spiegare a chi
frequenterà i corsi di questo nuovo corso di laurea che coloro che
vengono da “un altro mondo” rispetto a quello cui siete abituati voi
hanno bisogno di posti dove potersi riunire per parlare una lingua che
qui nessuno comprende, per scambiarsi esperienze, positive e negative,
per parlare del mondo lontano da cui provengono. Hanno bisogno di poter
fare questo in un luogo civile per non sentirsi e non essere
“ghettizzati” poiché, in questo modo, non si crea la voglia di
partecipare, di integrarsi. Invece spesso, se non sempre, gli unici
luoghi concessi, o meglio disponibili, sono i giardinetti pubblici delle
periferie o luoghi degradati non frequentati dagli autoctoni. La mia
etnia ha creato in diverse città italiane punti di riferimento dove ci
si ritrova la domenica mattina per ricevere ed inviare a casa pacchi,
dove trovare cibi che ci mancano ( sbaglio o molti italiani si portano
dietro spaghetti e pomidoro pelati quando viaggiano?), dove trovare
giornali con le notizie dal nostro Paese e nella nostra lingua, ma che
diventano posti dove esibirsi in lunghe file di poveri esiliati
costretti ad offrire il proprio lavoro manuale, non le proprie
conoscenze, agli autoctoni che scieglieranno fra le “nuove schiave”:
badanti, colf o baby sitter, offrendo in cambio compensi da fame che
verranno accettati come una grazia di Dio perché, a casa, figli ed
anziani aspettano quei soldi per cercare di vivere una vita degna di
essere vissuta. Eppure queste persone, sottopagate, costrette a lavori
che nel loro mondo non esistevano (o forse non sapete che nei Paesi
dell’Est non esistevano lavori come colf o badanti da fare a casa di
altri per denaro?), risolvono problemi grandissimi della vostra civiltà.
Senza badanti, infatti, i vostri anziani vivrebbero e morirebbero da
soli. I vostri figli non avrebbero persone adulte di riferimento in
casa, per non parlare di pulizie che la vostra gente sembra non abbia
più voglia di affrontare.
Perché, allora, a persone cui si affida la casa, i figli, i genitori
anziani, non si vuole riconoscere la dignità di persone uguali a voi e
non si vuole affrontare e risolvere i loro problemi di desiderare una
vita “normale” nella quale ottenere:di poter lavorare ufficialmente;di
poter avere una casa dove tornare a fine lavoro;di avere scuole dove
poter mandare figli lontani da troppi anni senza che perdano anni di
scolarizzazione; di avere luoghi dove potersi riunire che non siano i
giardinetti pubblici ? Posso dare anche un altro contributo proprio
sulla costruzione di nuove abitazioni. La nostra Federazione sta facendo
accordi con Associazioni di costruttori perché costruiscano immobili da
poter vendere a persone che non hanno bisogno, e non possono
permettersi, appartamenti di oltre 100 metri quadri, e prevedano perciò
appartamenti di 50 – 60 metri quadri per persone sole o mini famiglie.
Alcune banche, su nostra richiesta, hanno già previsto mutui da
concedere a lavoratori stranieri da cento – centoventimila euro per
piccoli appartamenti in periferia se non in provincia. Anche su questo
argomento, altro invito può essere quello di far prevedere collegamenti
pubblici, pullman o treni, che permettano lo spostamento casa – lavoro –
casa.
Vorrei, infine, ricordare l’utilizzazione dei profili professionali di
tanti lavoratori che hanno spesso due lauree e che, qui, sembra non
abbiano alcun valore”. |